La scelta di un prodotto a base di Ashwagandha si riduce a quattro decisioni: se il materiale è la radice o la pianta intera, se si preferisce una polvere sfusa o le capsule, se si acquista la radice intera o un estratto concentrato, e quali analisi il fornitore è in grado di mostrare. Se queste quattro scelte sono giuste, il resto è questione di preferenze.
Ashwagandha è la radice di Withania somnifera, descritta nei testi ayurvedici classici come un Rasayana e tradizionalmente assunta la sera. I prodotti sul mercato europeo variano parecchio, quindi vale la pena sapere che cosa dice davvero un’etichetta.
1. La radice, non la pianta intera
L’uso ayurvedico classico dell’Ashwagandha è l’uso della radice. Le foglie e le parti aeree hanno una composizione diversa e non sono ciò che descrive la letteratura tradizionale. Una buona etichetta indica esplicitamente la parte della pianta, come radice o radix. Se un’etichetta nomina soltanto l’Ashwagandha senza indicare la parte della pianta, oppure dice pianta intera o parti aeree, non si tratta del materiale classico. È la verifica più utile in assoluto.
2. Polvere o capsule
La polvere, il Churnam
La forma classica è il Churnam, una polvere fine e secca. La polvere permette di regolare la quantità, è l’opzione meno lavorata ed è quella che di solito suggerisce un professionista. Lo svantaggio è il sapore, fortemente amaro, e l’odore, che ricorda quello del cavallo, come dice apertamente il nome sanscrito. La nostra Polvere di Ashwagandha è un semplice Churnam a base di una sola erba.
Le capsule
Le capsule contengono la stessa polvere in una quantità misurata, all’interno di un involucro vegetariano. Eliminano il sapore, si portano facilmente in viaggio e rendono semplice mantenere una routine quotidiana. In cambio, consentono meno flessibilità nella quantità. Le nostre Capsule di Ashwagandha sono pensate per questo uso. I compromessi generali fra le diverse forme sono illustrati nel nostro confronto fra Churnam, Vati e capsule.
3. Radice intera o estratto standardizzato
Con lo stesso nome si vendono due cose ben diverse.
- La polvere di radice intera è la radice essiccata e macinata. È il materiale classico, ed è tutto ciò che descrivono i testi tradizionali.
- L’estratto standardizzato è materiale di radice concentrato con un solvente e portato a una percentuale dichiarata di withanolidi. È una preparazione moderna di stampo farmaceutico, non classica.
Nessuna delle due è di per sé la scelta migliore. Se l’interesse è la pratica ayurvedica classica, la polvere di radice intera è il materiale corretto, e la quantità assunta è di conseguenza maggiore. Se si segue un protocollo costruito attorno a un estratto standardizzato, la polvere di radice intera non è un sostituto equivalente a parità di peso. Ciò che conta è che l’etichetta chiarisca quale delle due si sta acquistando, e che un estratto dichiari il rapporto di estrazione e il solvente.
4. Provenienza e analisi
La materia prima erboristica è un prodotto agricolo, quindi le domande da porre a un fornitore sono quelle consuete.
- È indicato il nome botanico Withania somnifera, insieme alla parte della pianta?
- Ci sono analisi dei lotti per metalli pesanti, residui di pesticidi e qualità microbiologica?
- Il venditore fornisce un certificato di analisi per il lotto che si sta acquistando?
- Sulla confezione sono stampati un numero di lotto e un termine minimo di conservazione?
- L’elenco degli ingredienti contiene soltanto ciò che si desidera, senza agenti di carica o antiagglomeranti non richiesti?
Un venditore che non sa rispondere a queste domande non è un venditore da cui acquistare un prodotto da ingerire. Si tenga presente anche che la posizione normativa degli integratori alimentari a base di Ashwagandha non è identica in tutti gli Stati membri dell’UE, per cui la disponibilità varia da paese a paese.
Come si assume tradizionalmente l’Ashwagandha
Nella pratica classica l’Ashwagandha si assume come Churnam mescolato a una piccola quantità di acqua calda o di una bevanda vegetale calda, il più delle volte la sera. Rientra nella categoria Rasayana, che riguarda un uso regolare e continuato per un certo periodo piuttosto che un uso occasionale, ed è per questo che i professionisti parlano di assumerla per cicli. La nostra guida classica all’Ashwagandha ne illustra il contesto tradizionale.
Si attenga alla quantità indicata sull’etichetta del prodotto e non la superi pensando che di più sia meglio. Non è così che i testi descrivono le preparazioni Rasayana, e la persona giusta per consigliare un uso regolare è un professionista qualificato.
Domande frequenti
Da quale parte della pianta dovrebbe provenire l’Ashwagandha? Dalla radice, poiché l’uso ayurvedico classico è l’uso della radice, e la parte della pianta dovrebbe essere indicata chiaramente in etichetta.
È meglio l’Ashwagandha in polvere o in capsule? La polvere è la forma classica e permette di regolare la quantità, mentre le capsule offrono una quantità misurata ed evitano il forte sapore amaro.
Qual è la differenza fra la radice intera e un estratto standardizzato? La polvere di radice intera è semplicemente la radice essiccata e macinata, mentre un estratto standardizzato è concentrato con un solvente fino a una percentuale dichiarata di withanolidi ed è una preparazione moderna, non classica.
Che cosa devo verificare su un’etichetta di Ashwagandha? Il nome botanico Withania somnifera, la parte della pianta, il numero di lotto, la quantità per dose e un elenco degli ingredienti breve e pulito.
Quando si assume tradizionalmente l’Ashwagandha? Classicamente la sera, come Churnam mescolato a un po’ di acqua calda o a una bevanda vegetale calda.
Perché l’Ashwagandha ha un odore così forte? Il nome sanscrito si riferisce all’odore del cavallo, quindi l’odore caratteristico della radice è esattamente ciò che il nome descrive.
Questo articolo offre informazioni generali sulla pratica ayurvedica tradizionale e non costituisce un parere medico. Gli integratori alimentari non sostituiscono una dieta varia ed equilibrata né uno stile di vita sano. Consultare un professionista qualificato prima dell’uso, in particolare in caso di gravidanza, allattamento o assunzione di farmaci.